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Allan Saint Denis

Allan Saint Denis è nato a New York City nel 1962. Ha studiato Belle Arti all’Università della Florida del Sud, dopodiché è tornato a New York City per continuare i suoi studi al Fashion Institute of Technology. Nel 1985, ha iniziato una carriera nella moda come designer ed è rimasto nel settore per molti anni con successo. In quegli anni non ha però abbandonato la sua passione per l’arte ed ha continuato a studiare disegno e pittura alla Art Students League di New York City.

Dopo aver venduto la sua attività di moda,Allan prosegue i suoi studi artistici, frequentando la prestigiosa New York Academy of Art, fondata da Andy Warhol, ed è qui che consegue il master in arte.

Il suo lavoro è stato esposto a New York in varie gallerie tra Chelsea e Southhampton, in una mostra da Sotheby’s oltre ad essere incluso  in numerose collezioni private.

L’amore di Allan per i maestri del Rinascimento e il suo amore per l’Italia lo hanno spinto a trasferirsi a Firenze per riprendere e sperimentare il suo lavoro in un contesto diverso. Il suo lavoro attuale esplora un rituale quotidiano. Un rituale che, per lui, ha un potere tremendo. Un potere che è in grado sia di liberare i nostri pensieri, sia di liberarli in uno spazio crudo e personale. Uno spazio che scompare quando entriamo nel mondo esterno. Un mondo in cui questi pensieri vengono poi sepolti.

“Artista dalla dirompente forza espressiva e comunicativa, Allan Saint Denis, ci svela l’attimo nel quale l’essere umano prende coscienza di sé: un risveglio interiore che si traduce nell’invitabile esternazione di sentimenti e pensieri.
Un dialogo con il proprio “Io” che diviene un atto di purificazione, un momento di liberazione dalle distrazioni quotidiane, magnificamente simboleggiato dalla candida sensualità della nudità corporea, inabissata in fondali dalle gradazioni cromatiche tendenti al blu notte e al nero.
Gli esseri umani di Saint Denis, colti nella loro più profonda intimità e vulnerabilità e liberi da qualsiasi connotazione di genere, si muovono in ambienti rarefatti, che per la loro valenza cromatica, ci indicano uno stato sospeso e silente come le vibrazioni dell’anima: involucri primitivi nei quali l’uomo è capace di liberare sé stesso ritrovando la propria identità lontano dalla frenesia dell’epoca moderna.
Un processo intimistico che nelle opere dell’artista è reso possibile dalla presenza di un confine materico sfumato, una barriera metaforica tra l’interiorità e l’esteriorità, al di là del quale si perde la consapevolezza di sé. È su questo limite ideale tra l’“Io” e il mondo, che l’uomo dà forma visibile ai propri pensieri e stati d’animo: scritte dalla potenza incisiva e segni sfuggenti, riecheggiati dai colori e dai significati dei tatuaggi indelebili dei corpi umani.
Con un gioco di strati pittorici antitetici volti a creare una dicotomia tra rarefazione e nitidezza, l’artista trasforma la corporeità umana in un’entità indistinta, focalizzando l’attenzione sulla potenza espressiva della parola e del segno: un codice di risveglio spirituale che trascende l’essenza della materialità umana, rivolto all’osservatore capace di infrangere la barriera dell’esteriorità e addentrarsi nella dimensione ignota di sé”

Ilaria Giannotti