{"id":1103,"date":"2023-11-16T13:55:00","date_gmt":"2023-11-16T12:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.galleriafonderia.com\/mostre\/se-il-sole-e-la-luna\/"},"modified":"2026-06-29T17:45:53","modified_gmt":"2026-06-29T15:45:53","slug":"se-il-sole-e-la-luna","status":"publish","type":"mostra","link":"https:\/\/www.galleriafonderia.com\/en\/exhibitions\/se-il-sole-e-la-luna\/","title":{"rendered":"se il sole \u00e8 la luna"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Galleria d\u2019arte La Fonderia presents se il sole \u00e8 la luna, Filippo Cigni solo show, curated by Fulvio Cervini. The opening will take place on October 7th at 6 pm at Via della Fonderia 42R in Florence. <\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The first solo show of the young Florentine artist displays a progression of works that explore the meaning of painting, rather than purely seeking self-expression. The use of black pigment, in its roughest or most refined declinations, interacts with gold leaf, bringing out, from the first works, the interest in a mythological and philosophical investigation, pervaded by an alchemical feeling. In recent works, a deeper study of materials has elevated itself to both protagonist and narrative medium as well, where wax now imprisons ideas and perceptions.  <\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Art asks questions, and the exhibition path in front of which we find ourselves becomes an intellectual act. What is being narrated is a non-story, reflection is invited to go beyond mere representations and focus on concepts and their opposites. Although guided by letters that make up words and numbers that appear as codes, what is captured are a series of more veiled ideas and cues that do not recall the immediacy of their contemplation. Approaching the young artist\u2019s works, we will find ourselves faced with delicate scratches and engravings, which emerge from the rough black of the sands used, or reflections of enamels and waxes that capture and shine in their sinuous and immersive forms.Going beyond the narrative presented to be able to appreciate the thousand other realities and their opposites: this in Filippo Cigni\u2019s works is expressed in the material elements and colors, as messages of something else, asking the mind to conduct an investigation into the essence and existence itself.    <br\/><em>The image <\/em>\u2013 writes Fulvio Cervini in the critical text \u2013 <em>is suitable for a metaphysical and spiritual journey as well as for a loved one, in the spirit of Shakespeare\u2019s famous sonnet in which days become nights and nights become days, in relation to the moment in which lovers manifest themselves and meet. If the sun becomes the moon and vice versa, much (perhaps everything) depends on our ability to read materials and atmospheres, and therefore stay inside them. <\/em><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The exhibition will be open to visitors until November 25th, from Tuesday to Saturday, 10:00 AM\u20131:00 PM and 3:30 PM\u20137:30 PM<\/p>\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cUna celebre pagina miniata dell\u2019<em>Evangeliario<\/em> di Sant\u2019Andrea a Colonia, oggi conservata a Darmstadt, mette in scena una sequenza di vibranti bande orizzontali in varie tonalit\u00e0 di blu, verdi, turchesi. Lo scopo era quello di rappresentare il cielo \u2013 e dunque la trascendenza, l\u2019infinito, l\u2019epifania del divino \u2013 ma l\u2019artista \u00e8 giunto a un tale livello di formalizzazione da far pensare non al lavoro di un pittore del primo XI secolo, ma di un espressionista astratto americano del XX. Il miniatore medievale non intendeva certo fare arte astratta, ma implicitamente ci suggerisce che alla radice dei codici espressivi propri di quel che chiamiamo medioevo, come di molta di quel che chiamiamo modernit\u00e0 o contemporaneit\u00e0, c\u2019\u00e8 una consapevole riduzione del gesto artistico a una coscienza ritrovata \u2013 perch\u00e9 sottoposta a una sorta di processo di depurazione e sublimazione \u2013 del colore e dei materiali.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Evocare il medioevo in occasione della prima personale di Filippo Cigni non \u00e8 un artificio retorico, e non solo perch\u00e9 le sue tavolette propongono le variazioni sul tema che si addicono a un canzoniere insieme visivo e poetico: prova ne sia che tutto ruota idealmente attorno a una singolare rivisitazione della tipologia pittorica tardomedievale per eccellenza, un trittico archiacuto (ispirato all\u2019<em>Annunciazione<\/em> di Simone Martini, che per\u00f2 possiamo tranquillamente dimenticare) realizzato con il sapiente contributo del collega Milo Maricelli che \u00e8 intervenuto nella parte pi\u00f9 propriamente scultorea. Chi ha un\u2019idea vaga dei polittici medievali o del primo rinascimento potr\u00e0 credere di essere davanti a una sua negazione, perch\u00e9 gli scomparti sono coperti da cera e pigmenti che sembrano rappresentare l\u2019antitesi tanto della figura quanto del colore: ma in verit\u00e0 esaltano la foglia d\u2019oro dell\u2019unico scomparto in cui la materia rifulge attraverso la luce, esattamente come nei fondi dei polittici di allora, ovvero sulla superficie di un reliquiario prezioso. Ma quell\u2019oro non allude soltanto all\u2019evocazione quasi esoterica di un mondo altro, perch\u00e9 chiede di essere percepito come un fattore di modernit\u00e0 quasi sperimentale che non appartiene certo al solo medioevo: senza l\u2019oro, forse neppure potrebbe esistere l\u2019<em>art nouveau<\/em>, n\u00e9 le sculture di Adolfo Wildt sarebbero la stessa cosa. E proprio qui a Firenze la foglia d\u2019oro assume un significato affatto speciale, se pensiamo che al principio del Settecento Sebastiano Ricci applica ventimila foglioline d\u2019oro sulla volta di una delle sale di Palazzo Marucelli-Fenzi, per poi dipingervi sopra un autentico paradigma di civilt\u00e0 barocca.   <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il lavoro di Filippo si nutre di suggestioni diacroniche e trasversali che tendono a rimandare ancora a un medioevo sorprendente e in verit\u00e0 modernissimo. Quello che codifica un\u2019iconologia dei materiali tale da valorizzare una semplice lastra non figurata, si tratti di argento, porfido o bronzo. Come se la materia tagliata e levigata fosse gi\u00e0 un\u2019opera d\u2019arte di assoluta eccellenza. Con l\u2019eccezione dell\u2019oro, Filippo predilige invece tecniche e materiali che rimandano alla tradizione ma esprimono una certa idea di povert\u00e0 e umilt\u00e0, come encausti, cere, pigmenti: che derivano tutti dalla natura, non dall\u2019artificio. L\u2019impressione \u00e8 che si tratti di materia quasi vergine, laddove \u00e8 stata invece abilmente manipolata, non fosse che per organizzarla nel prevalente formato quadrato. Al contrario, essa suggerisce quasi un\u2019idea alchemica di trasformazione della materia finalizzata alla produzione dell\u2019oro, e dunque un percorso di elevazione spirituale. Quel che noi vediamo nero come la pece e il petrolio pu\u00f2 trasformarsi in luce paradisiaca, e viceversa. O forse il puro paradiso \u00e8 semplicemente celato dietro le apparenze, e anche dove vediamo soltanto materia bianca dovremmo prepararci a uno spettro cromatico infinito. L\u2019immagine si addice a un percorso metafisico e spirituale come ad uno amoroso, nello spirito del celebre sonetto di Shakespeare in cui i giorni diventano notti e le notti giorni, in rapporto al momento in cui gli amanti si manifestano e si incontrano. Se il sole diventa luna e viceversa, molto (forse tutto) dipende dalla nostra capacit\u00e0 di leggere materie e atmosfere, e dunque starci dentro.         <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste opere hanno bisogno di tempo: dietro l\u2019apparente istantaneit\u00e0, richiedono una contemplazione lenta e meditata, capace di seguire ogni minima increspatura di superficie, come nella <em>Prima idea di bacio<\/em>; ma a sua volta il tempo agisce da scultore, trasformando una materia che da par suo si consuma ogni volta che viene toccata (e qualcosa ci resta anche sulle dita). Ogni opera \u00e8 prodotto (mai definitivo) di una stratificazione di tempo molto pi\u00f9 lenta e articolata di quel che appare. Parimenti (<em>Materia Ludens<\/em>, <em>Orfeo ad Euridice<\/em>), apre porte dove non ce l\u2019aspetteremmo: varchi sull\u2019abisso, nero su nero; ma dove basta una lama d\u2019oro per dischiudere un mondo. Che sar\u00e0 circondato dalla tenebra, ma proprio dalla tenebra trae linfa. L\u2019oro \u00e8 prezioso perch\u00e9 il mondo non \u00e8 aureo, ma tendenzialmente opaco. Ma negli scomparti grigi e opachi dell\u2019<em>Annunciazione<\/em> non c\u2019\u00e8 forse una luce non meno intensa (e forse pi\u00f9 vera, perch\u00e9 sofferta) di quella che brilla nell\u2019unico totalmente dorato? In fondo la materia \u00e8 ctonia per definizione: noi associamo l\u2019oro all\u2019empireo, ma il metallo pi\u00f9 prezioso e simbolico di tutti sta sottoterra come l\u2019argento e ogni altro metallo.      <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le opere di Filippo sono dunque apparentemente prive di trama come di struttura: l\u2019unico elemento che possa far pensare a una figurazione riconoscibile in senso naturalistico \u00e8 una mano in gesso frammentaria che par sopravvissuta a un\u2019eruzione vulcanica, e dunque proposta come reperto. Di riduzione in riduzione le sue tavolette vogliono quasi esplorare la matrice di tutti i percorsi creativi possibili, e dunque restituire il gesto artistico a una materia che l\u2019era digitale sembra aver sradicato dai nostri orizzonti visivi; ma al tempo stesso farci riflettere su quanto questa materia sia cangiante, volatile, sfuggente. Non per niente la lettura \u00e8 innervata da un senso dell\u2019ironia che pervade i titoli, e che induce a ribaltare continuamente le chiavi interpretative. Anche per questo siamo avviati a renderci conto che questo discorso sulla materia \u00e8 una sorta di nuova frontiera dell\u2019arte concreta che a sua volta vive di citazioni: il trittico \u00e8 una sorta di sfida per adattare Rothko dentro una forma medievale, mentre le macchie di cera, con il loro spessore (per esempio nella <em>Prima idea di terra<\/em>), paiono alludere in forma miniaturizzata alle monumentali <em>Elegie<\/em> di Robert Motherwell. Il cambio di passo spiazzante \u00e8 che qui la cera assume una formalizzazione inattesa diventando un cubo, e dunque facendo scaturire un vero solido da una superficie che quasi sempre percepiamo essenzialmente come dipinta (eppure non c\u2019\u00e8 opera di Filippo che non sembri un bassorilievo). Altrove il cubo \u00e8 aureo e definisce le coordinate di una nuova astrazione (<em>La prima idea di spazio<\/em>), mentre in <em>Fuoco<\/em> e <em>Fuoco II<\/em> la carpenteria del polittico viene sparigliata e riallineata secondo una sintassi che riduce l\u2019opera al puro supporto. In questo universo formale delibato e controllato possono quindi coesistere anche residui concettuali e ricordi di <em>street art<\/em> (<em>Opera al cielo<\/em>, <em>La prima idea di alba<\/em>). Per quanto numerosi, i riferimenti possibili sono tuttavia cos\u00ec centellinati che ogni opera sembra quasi un frammento, un relitto, ovvero il supporto di un\u2019opera ancora da realizzare. Come il trittico, su cui sembra che il pittore debba ancora fare molta preparazione per cominciare a dipingere davvero, e invece \u00e8 frutto di un intervento gi\u00e0 molto meticoloso e stratificato. Questa trama di rimandi, di per s\u00e9 aperta, non \u00e8 soltanto un gioco combinatorio postmoderno. Si configura invece come una sorta di percorso spirituale verso un grado zero del linguaggio che riattribuisca alla materia un protagonismo perduto: come dire che scultura e pittura <em>sono<\/em> materia, e viceversa. Che induca a riflettere su una diversa e pi\u00f9 intima idea di bellezza come antidoto all\u2019abuso retorico che oggi si tende a fare del discorso sulla bellezza. E che dunque ci aiuti a ripensare la bellezza nel tempo.\u201d            <\/p>\n<\/blockquote>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fulvio Cervini<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Galleria d\u2019arte La Fonderia presents se il sole \u00e8 la luna, Filippo Cigni solo show, curated by Fulvio Cervini. The opening will take place on October 7th at 6 pm at Via della Fonderia 42R in Florence. 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