Monograff

17 - 31 ottobre 2026

È nell’orto, vallo a chiamare

È nell’orto, vallo a chiamare

Galleria d’Arte La Fonderia presenta “È nell’orto, vallo a chiamare!”, mostra personale di Monograff, nome d’arte di Tommaso Mannucci, con inaugurazione sabato 17 ottobre dalle ore 18.00.

Il progetto espositivo nasce da un ricordo personale legato ad una casa in cui l’artista ha trascorso molte estati insieme ai nonni: tornando dopo anni in quel luogo, l’artista ritrova un paesaggio profondamente trasformato dove la vegetazione spontanea e incontenibile si è presa il suo spazio. L’orto curato dal nonno, gli alberi da frutto e le piante che accompagnavano quelle estati non esistono più nella forma in cui li ricordava. Tra ciò che è rimasto, una presenza in particolare cattura il suo sguardo: il kiwi, cresciuto nel tempo fino ad avvolgere e inglobare tutto intorno a sè. È da questa immagine, sospesa tra memoria e trasformazione, che prende avvio il lavoro presentato in galleria.

La mostra, in programma dal 17 al 31 ottobre, si sviluppa come un’unica opera che prende forma progressivamente all’interno dello spazio espositivo. Le opere di Monograff sono realizzate su reti dipinte, sovrapposte tra loro per costruire diversi livelli di profondità. Attraverso la trasparenza dei supporti, le immagini si modificano e si completano a vicenda, dando vita a scene in cui elementi vegetali e animali emergono attraverso una stratificazione continua.

Il blu e il bianco, ormai tratti distintivi della ricerca dell’artista, costruiscono un linguaggio essenziale nel quale il segno assume un ruolo centrale. La ricerca di Monograff nasce dai graffiti e attraversa nel tempo diverse tecniche e linguaggi, dall’incisione alla fotografia, dalla pittura a olio fino alle più recenti sperimentazioni su reti metalliche e supporti trasparenti.

In questa mostra non è soltanto l’immagine a costruirsi progressivamente: è lo spazio stesso della galleria a trasformarsi. Le reti vengono aggiunte e sovrapposte nel corso dell’inaugurazione facendo crescere l’opera sulle pareti. Il pubblico non si trova quindi davanti a un’immagine già compiuta, ma assiste alla sua formazione.

Ogni nuovo livello modifica la percezione di quelli precedenti, proprio come accade nella crescita di una pianta: un elemento si aggiunge a un altro, occupa uno spazio, ne modifica i confini e cambia progressivamente l’aspetto dell’insieme.

La vicenda personale del kiwi diventa così il punto di partenza per una riflessione sulla memoria e sul trascorrere del tempo. Il giardino dell’infanzia non esiste più nella forma in cui l’artista lo ricordava: è stato trasformato dall’assenza e dalla crescita della vegetazione. Eppure qualcosa è rimasto: una presenza che, sopravvissuta al resto, finisce per custodire la memoria di quel luogo e di ciò che vi è stato vissuto. La mostra diventa allora un passaggio tra passato e presente: ciò che appartiene al ricordo ritorna attraverso una forma nuova, mentre la pratica artistica di Monograff sembra seguire la stessa logica della vegetazione. Un gesto si aggiunge a un altro, un segno a un altro segno, una memoria a un’altra memoria, fino a costruire progressivamente un organismo complesso.

E alla fine, come nel giardino ritrovato dall’artista, resta una domanda semplice: cosa rimane quando tutto il resto è cambiato? Forse, come racconta Monograff, è rimasto solo lui.

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