Giuseppe Chiari nasce a Firenze il 26 settembre 1926. Si è laureato in Ingegneria mentre studiava pianoforte e composizione privatamente. Nel 1950 inizia a comporre su basi razionali e matematiche. Nel 1960 è tra i co-fondatori, con Pietro Grossi, dell’associazione Vita Musicale Contemporanea, presieduta dal fisico Giuliano Toraldo di Francia e patrocinata, tra gli altri, da Sylvano Bussotti e Heinz Klaus Metzger; quest’ ultimo lo introduce all’avanguardia internazionale. Con Bussotti organizza nel 1962 la mostra itinerante Musica e segno (Galleria Numero, Roma, e Creative and Performing Art Center, Buffalo).
Nel settembre 1962 Frederic Rzewski eseguì la sua opera Gesti sul pianoforte al Fluxus Internationale Festspiele Neuester Musik di Wiesbaden e, in seguito alla pubblicazione di La strada (1965) a cura di George Maciunas, il nome di Chiari divenne indissolubilmente integrato nelle attività del gruppo Fluxus. Nel 1963, sempre Rzewski eseguì la sua opera di musica d’azione Teatrino alla Judson Hall di New York durante il First Avant Garde Festival organizzato da Charlotte Moorman.
Negli stessi anni Chiari inizia a collaborare con la rivista “Marcatré” che annovera tra i suoi curatori per i contenuti musicali il compositore Vittorio Gelmetti. In questo periodo Chiari stringe importanti alleanze anche con altri importanti esponenti della scena musicale d’avanguardia che includono Jon Phetteplace, Alvin Curran, Richard Teitelbaum -che con Rzewski ha dato vita al gruppo di improvvisazione Musica Elettronica Viva (MEV) –, Steve Lacy e Cornelius Cardew, con cui si esibisce in diversi concerti.
Nel 1963-64 partecipa alla fondazione del Gruppo 70 a Firenze, con i poeti visivi Sergio Salvi, Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci, Luciano Ori e i pittori Antonio Bueno e Silvio Loffredo; partecipa ai convegni Arte e comunicazione e Arte e tecnologia tenutisi al Forte Belvedere, e contribuisce ad organizzare, nel dicembre 1963, la prima mostra collettiva del gruppo, Tecnologica, presso la Galleria Quadrante.
Dal 1964 l’attività di Chiari entra in una nuova fase: la rappresentazione di se stesso e delle sue opere al fine di realizzare una radicale demistificazione della frattura esistente tra autore, attore e ascoltatore. Come logica estensione di questa pratica performativa, dal 1965 iniziò a elaborare diversi Metodi per suonare, che includevano metodi per suonare il pianoforte, la chitarra, l’acqua, i sonagli, le campane, le pietre, le videocamere o per suonare rompendo. Ogni metodo parte da considerazioni oggettive sulla natura degli strumenti, degli oggetti e della materia disponibile, e invertendo reciprocamente le loro funzioni: i materiali concreti senza una funzione specifica assumono una funzione musicale; gli oggetti privi di funzione musicale sono trattati come se fossero materia, senza funzione, o come strumenti musicali; gli strumenti musicali sono trattati come se fossero materia o oggetti senza funzioni musicali.
Partendo da questa posizione, Chiari ha esteso la sua riflessione comportamentale alla decostruzione dell’uso dei media (Video Concert, TV Happening), al rapporto analitico con l’ambiente nelle sue declinazioni domestiche (da Suonare la stanza al Concerto per luci degli anni ’90) e alle declinazioni urbanistiche e di pianificazione sociale (Suonare la città che debuttò durante l’evento Campo urbano di Como nel 1969). La preminenza dei segni grafici nelle sue partiture, come espediente per definire la logica processuale e non-deterministica della propria musica, non è passata inosservata a John Cage che ha incluso Chiari nella sua monumentale antologia Notations pubblicata a New York nel 1969 da Something Else Press.
Parallelamente alla sua pratica performativa, nei primi anni ’70 Chiari intraprende una fertile e da allora ininterrotta serie di mostre, tra cui mostre personali che si susseguono nelle seguenti gallerie: Milano (Milano, 1970), Il Centro (Napoli, 1970), Toselli (Milano, 1971 e 1973), LP 220 (Torino, 1972), René Block (Berlino, 1973); partecipa anche a importanti mostre internazionali – Biennale internazionale d’arte di Venezia (1972, 1976, 1978), Documenta 5 (Kassel, 1972), Contemporanea (Roma, 1974), Projekt 1974 (Colonia, 1974) – affermandosi così sulla scena dell’arte concettuale europea.
A partire dal 1972 il tratto distintivo del lavoro di Chiari diventa chiaramente definito come la produzione di “affermazioni” segnate a lettere molto grandi su vari supporti e utilizzando tecniche diverse (inchiostro indiano, pennarelli, gesso, francobolli).
Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia nella sezione Attualità internazionali 1972-76, dove propone la performance dal titolo La confessione. Nel 1978 viene nuovamente invitato alla sezione italiana della Biennale, dove scrive a gesso sul muro “L’arte è una piccola cosa”. Nel 1982 partecipa alla mostra 1962 WiesbadenFLUXUS 1982 a Wiesbaden, una celebrazione per i vent’ anni del gruppo Fluxus. Nel giugno 1983 presenta, al Salone Villa Romana di Firenze, la mostra antologica Music is Easy (Opere 1963-1983), e nel 1984 viene invitato per la quarta volta alla Biennale di Venezia nella sezione Arte, ambiente, scena, dove mostra una videocassetta. Nello stesso anno pubblica, con Edition Copie ad Hannover, il libro multilingue Aesthetik. Tra le numerose mostre personali e antologiche che seguirono, le più importanti sono Extra, Galleria Vivita, Firenze, 1986; Giuseppe Chiari. Opere 1962-1986, Galleria Milano, Milano, 1986; Chiari, Centro Culturale Belvedere, San Leucio (Caserta), 1987; Viva, Studio Leonardi, Genova, 1988. Le mostre collettive che seguirono: Happening & Fluxus, Galerie 1900-2000, Parigi, 1989, e Ubi Fluxus ibi motus, Ex Granai della Repubblica alle Zitelle, Venezia, 1990 (Edizioni Mazzotta) lo consacrarono come il più rispettato rappresentante italiano del movimento Fluxus.
Ampie rassegne della sua produzione visiva sono state presentate in numerose mostre, tra cui: Musica Concettuale, Palazzo Rocca – Spazio Multimediale per l’Arte Contemporanea ex Chiesa di San Francesco, Chiavari, 1996; Collage, Rocca di Umbertide – Centro per l’Arte Contemporanea, Umbertide (Perugia), 1996; Una canzone, B&D Studio Contemporanea, Milano, 1997; Bianco e nero, Prato, 1998. Nel 1999 pubblica un libro di frasi: Frasi in occasione della sua personale alla Galleria Martano di Torino. Seguono altre importanti mostre retrospettive (Musica et cetera, Palazzo Fabroni, Pistoia, 2000-2001; Quit Classical Musik, Kunsthalle Fridericianum, Kassel, 2001; Le scelte trasgressive, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2005; Mi hanno cercato, Galleria Il Ponte, Firenze, 2006), nonché la sua regolare inclusione in tutte le principali mostre collettive dedicate al movimento Fluxus, non ultima la mostra celebrativa per i cinquant’ anni del gruppo, Fluxus at 50, ospitata dal Museo Wiesbaden nel 2012; Thing/Thought: Fluxus Editions, 1962–1978, MoMA, New York, 2011-2012.
Giuseppe Chiari è morto a Firenze il 9 maggio 2007
