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Marco Ferri

“Nasco a Tarquinia il 14 gennaio del 1968. Da quando mi ricordo mi vedo con matite colorate o altro ad intrugliare. A circa 10 anni mi ritrovo a frequentare un laboratorio chiamato Etruscoludens dove Roberto Sebastian Matta veniva a sperimentare di tutto, maggiormente ceramica, e lì scopro un mondo e m’innamoro! Si sa però che da ragazzi ci si innamora di tutto, e dopo tre anni inizio il duro mestiere del ragazzo e cambio completamente vita, “impara un mestiere, ti farà comodo!”, mio padre! E così ho fatto, ho imparato tanti mestieri, che non sto qui a raccontare, anzi è inutile che scriva la mia vita.

Oggi mi ri-trovo a fare le stesse cose che facevo da bambino, ed è per me incredibile pensare che una parte del mio mondo sia andato a finire in collezioni private e pubbliche ed anche di una certa rilevanza, come la Banca d’Italia, la fiera di Bologna, collezionisti, critici e persone che stimano il mio lavoro e di questo ne vado fiero!”

Marco Ferri

 

Lo studio di un artista. Carte in confusione su un tavolo attendono di essere ritrovate, scelte per nuove prove e vecchie adorate sperimentazioni. Pagine che fuggono via da vecchi saggi di storia e si confondono tra fotografie, colle e pennelli. Fogli che giocano a nascondino in attesa di riempirsi di colore.

E’ il preludio delle opere di Marco Ferri che, come un artigiano, sceglie e cura ogni dettaglio dei materiali che fa dialogare l’un con l’altro, fino a fonderli.

La stratificazione della carta porta con sé la memoria delle sue storie e la presenza del colore tiene vivo il ricordo leggero di una giovinezza sempre presente. […]

L’anima vivace delle opere contraddistingue il lavoro poliedrico di Ferri che spazia tra diversi linguaggi. Resine, carta, vetro si prestano al gioco dell’artista che sperimenta nuove melodie per i suoi temi. Simmetrie meticolose ma non pedanti, moti ondosi, rispondenze equilibrate e dinamiche. […]

Storie, tracce, ricordi vivono nei lavori stessi.

Cambiando il registro stilistico ma mantenendo il fil rouge che lo contraddistingue, Marco Ferri porta in scena uno spazzato domestico, accogliente, che conduce chi ne è testimone in un percorso estetico ed emozionale. […]

Il tempo, la storia e il gioco sono tracce, a volte silenti, ma costanti nelle opere dell’artista, che sceglie materiali poetici per loro natura e ai quali è capace di dare parola attraverso il gesto, il ritmo e l’armonia a loro donati.

La vena ironica, a tratti infantilizzata rende uniche le opere, che si trasformano in giocattoli per i grandi, delizie per gli occhi che soddisfano il desiderio intrinseco dell’arte: il gioco.

Storie vissute, radici culturali e territoriali si legano, in un perfetto intreccio, al mutamento della ricerca di cui Ferri è vorace e appassionato indagatore.

La stratificazione della carta, del legno e della resina, diviene così metafora del costruire, che l’artista porta con sé, con tutta la sua esperienza ma con uno sguardo volto al nuovo che non perde mai il fervore e l’entusiasmo dell’innocenza.

Giorgia Salerno

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