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Marco Ferri

“Nasco a Tarquinia il 14 gennaio del 1968. Da quando mi ricordo mi vedo con matite colorate o altro ad intrugliare. A circa 10 anni mi ritrovo a frequentare un laboratorio chiamato Etruscoludens dove Roberto Sebastian Matta veniva a sperimentare di tutto, maggiormente ceramica, e lì scopro un mondo e m’innamoro! Si sa però che da ragazzi ci si innamora di tutto, e dopo tre anni inizio il duro mestiere del ragazzo e cambio completamente vita, “impara un mestiere, ti farà comodo!”, mio padre! E così ho fatto, ho imparato tanti mestieri, che non sto qui a raccontare, anzi è inutile che scriva la mia vita.

Oggi mi ri-trovo a fare le stesse cose che facevo da bambino, ed è per me incredibile pensare che una parte del mio mondo sia andato a finire in collezioni private e pubbliche ed anche di una certa rilevanza, come la Banca d’Italia, la fiera di Bologna, collezionisti, critici e persone che stimano il mio lavoro e di questo ne vado fiero!”

Marco Ferri

Nel 2016 sei opere vengono acquistate dalla collezione d’arte contemporanea della Banca d’Italia. Tra le mostre citiamo: D’altro Canto, Auditorium San Pancrazio, Tarquinia – Hypothesis, Atto I, Nuova Galleria Morone, Milano – Green, Galleria Il Sole, Roma (2021) – M’al tempo stesso e viceversa, Galleria il Sole, Roma – Dolci carezze di sale, Galleria La Fonderia, Firenze (2019) – Pan Hormos, Palermo città porto, presso la Banca D’Italia di Palermo, a cura di Giorgia Salerno – A cor leggero, a cura di Philippe Daverio, Biblioteca del Daverio, Milano (2018) – A prevalente regime di brezza, Testo di Ivan Quaroni, Morotti Arte Contemporanea, Milano – Motivi d’incerta rilevanza, Galleria C2 Contemporary Art, Firenze (2017) – Artefiera Bologna Solo Show, Morotti Arte Contemporanea, Daverio, Varese – In principio è la terra, Forte di Gavi, a cura di Resilienza Italiana, Kevin Mc Manus e Matteo Galbiati (2016) – In-costrante rilevanza, Morotti Arte Contemporanea, Daverio, Varese – La ceramica contemporanea in Italia, a cura di Luciano Marziano e Mariastella Margozzi, Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma (2015) – Per certi versi, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei. Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia – Ad Alessandria fa molto caldo, Biblioteca Vallicelliana, Roma – Per corsi per versi, Studio Apeiron, Sovigo MI (2012) – Terracolta, Musei di San Salvatore in Lauro, Roma – Percorso cromatici, Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia (2011) – Palazzo Comunale, Tarquinia – Tana libera tutti, Galleria Il Sole, Roma – Galleria Beim Engel Lussemburgo, Istituto Italiano di Bruxelles (2010) – Ruritalia, Sala dei Dioscuri del Quirinale, Roma e Sala Sacchetti, Tarquinia – Un castello per l’arte contemporanea, Castello di San Giorgio, Maccarese, Roma (2009) – Di terra e di luce, presso Tarquinia Auditorium San Pancrazio (2008).

 

Lo studio di un artista. Carte in confusione su un tavolo attendono di essere ritrovate, scelte per nuove prove e vecchie adorate sperimentazioni. Pagine che fuggono via da vecchi saggi di storia e si confondono tra fotografie, colle e pennelli. Fogli che giocano a nascondino in attesa di riempirsi di colore.

E’ il preludio delle opere di Marco Ferri che, come un artigiano, sceglie e cura ogni dettaglio dei materiali che fa dialogare l’un con l’altro, fino a fonderli.

La stratificazione della carta porta con sé la memoria delle sue storie e la presenza del colore tiene vivo il ricordo leggero di una giovinezza sempre presente. […]

L’anima vivace delle opere contraddistingue il lavoro poliedrico di Ferri che spazia tra diversi linguaggi. Resine, carta, vetro si prestano al gioco dell’artista che sperimenta nuove melodie per i suoi temi. Simmetrie meticolose ma non pedanti, moti ondosi, rispondenze equilibrate e dinamiche. […]

Storie, tracce, ricordi vivono nei lavori stessi.

Cambiando il registro stilistico ma mantenendo il fil rouge che lo contraddistingue, Marco Ferri porta in scena uno spazzato domestico, accogliente, che conduce chi ne è testimone in un percorso estetico ed emozionale. […]

Il tempo, la storia e il gioco sono tracce, a volte silenti, ma costanti nelle opere dell’artista, che sceglie materiali poetici per loro natura e ai quali è capace di dare parola attraverso il gesto, il ritmo e l’armonia a loro donati.

La vena ironica, a tratti infantilizzata rende uniche le opere, che si trasformano in giocattoli per i grandi, delizie per gli occhi che soddisfano il desiderio intrinseco dell’arte: il gioco.

Storie vissute, radici culturali e territoriali si legano, in un perfetto intreccio, al mutamento della ricerca di cui Ferri è vorace e appassionato indagatore.

La stratificazione della carta, del legno e della resina, diviene così metafora del costruire, che l’artista porta con sé, con tutta la sua esperienza ma con uno sguardo volto al nuovo che non perde mai il fervore e l’entusiasmo dell’innocenza.

Giorgia Salerno